Adesso il coworking è diventato mainstream, e vi spiego perché

Negli Usa il business del coworking sta attirando molti. E in Italia? Servono modelli più avanzati per il lavoro. Ecco qualche idea.

Sono molte le novità che si sono registrate nell’ultima edizione, a Los Angeles, dell’annuale U.S. Global Coworking Unconference Conference (GCUC). A partire dalla certificazione che il coworking è entrato nel mainstream. Ken McCarthy, capo economista di Cushman, ha affermato che la crescita dei coworking è “assolutamente senza precedenti. Questo business sta attirando una gran quantità di persone in un nuovo e diverso ambiente di lavoro”.

COWORKING, 10 SEGNALI

Secondo lo small business lab i 10 segnali che il coworking è entrato di diritto nell’industria mainstream sono:

1 La crescita esponenziale di spazi e membri.
2 Strutture sempre più grandi e sempre più numerose, di cui abbiamo già parlato in questo post
3 Il settore immobiliare sta abbracciando il coworking. Infatti sempre più reti, cercano accordi con i proprietari degli immobili prima di aprire un coworking. La situazione americana è contraddistinta dalla forza del mercato immobiliare di New York e dalle sue peculiarità.
4 Il coworking continua a ibridare e verticalizzare spazi in fase di progettazione in una vasta gamma di mercati diversificati.  Questo è uno dei segnali più interessanti e importanti di vitalità, flessibilità e capacità di cambiameto.
5 Business center e spazi coworking hanno capito che sono nello stesso settore. Il riconoscimento da ciascun gruppo del valore dell’altro aiuterà l’intero settore. Ciò è stato facilitato anche dal fatto che l’attuale Presidente della Global Association workplace è stato proprietario di un coworking.
6 Modelli di business di successo dei coworking sono emersi grazie al trasferimento della conoscenza finanziaria dei business center.
7 Viceversa l’approccio innovativo dei coworking su spazio e community sta rendendo i business center più forti, guadagnano dalle interazioni con gli spazi di coworking. E’ ora di definirli come un unico servizio del settore.
8 Il coworking è veramente globale. Sta decollando in Africa e Medio Oriente. In forte espansione in Asia e in Europa. Perché la necessità di tali spazi è universale. Come segnalato dall’intervento di Jean – Yves Huwart fondatore della conferenza Europea dei coworking.
9 Le grandi aziende si sono avvicinate al coworking. Se ne parla anche anche in questo articolo del sole 24h.
10 WeWork continua a prosperare mentre altri così detti “unicorni” vedono le loro valutazioni ribassarsi (comprese Uber e Airbnb). Il rallentamento dell’high tech per ora non incide sul coworking.

Dei punti più interessanti sollevati, tra i quali l’ibridazione e verticalizzazione degli spazi come elemento strategico e l’esperienza di Wework come grande player globale, si parla ampiamente in rete; mentre è utile forse un approfondimento sul versante immobiliare.

Lavoro e mercato immobiliare usa

I coworking aperti durante la crisi finanziaria del 2008 hanno avuto serie difficoltà nel trovare modalità di ricontrattazione di affitti che permettessero una redditività costante delle proprie strutture. Quindi si sono messi alla ricerca di partnership con i proprietari degli immobili per evitare contratti di locazione standard. Un esempio è Grind, marchio di coworking con sedi a New York e Chicago e la partnership avviata con Verizon, modello nel quale una quota dei profitti viene redistribuita tra i partner. Le partnership sono viste come occasioni di sviluppo anche da parte degli alberghi. Due anni fa, data la drammatica tendenza al rialzo degli immobili commerciali, la soluzione è stata trovata nell’allineamento dei diversi interessi. Le partnership sono viste come occasioni di sviluppo anche da parte degli alberghi. Real Estate Investment Trust (REIT) per decenni ha mantenuto la proprietà delle strutture alberghiere, pagando diritti di licenza ad aziende come Marriott e Hilton per l’uso dei loro marchi, mentre la gestione dell’ospitalità era data in outsoourcing. Recentemente nominato direttore esecutivo del Global Workspace Association (GWA), Jamie Russo ha cambiato il tradizionale modello di business degli spazi di lavoro condivisi aggiungendo nuovi operatori dal lato dell’offerta. il Presidente del Consiglio di Amministrazione di GWA, Scott Chambers è convinto che vedremo nuove joint venture basate su modelli in cui aziende, alberghi, università e REIT inseriscono il coworking come commodity all’interno delle loro strutture, date in outsourcing per le la gestione delle community ai nuovi operatori di coworking. C’è anche chi si chiede se questo sviluppo del mercato immobiliare, sia foriero di una prossima bolla finanziaria e la domanda viene dall’osservatorio USA.

La differenza italiana

Se questo è il quadro come s’incrocia con la situazione italiana? A Los Angeles c’era anche TAG selezionata come case history europeo, ecco la sintesi dell’intervento in cui ha parlato del coworking come modalità di “fare sistema su un territorio”. E da qui ripartirei, dalla necessità di inserire le riflessioni nella cornice italiana. La situazione americana e quella di New York in particolare, fotografano il fenomeno, in città di grandi dimensioni, dove enormi spazi condivisi sono funzionali anche per motivi logistici e di mobilità.

Ben vengano modelli di business più avanzati e partnership con i proprietari degli immobili di cui c’è necessità anche in Italia. Il business che si va creando attorno e dentro al coworking da un lato conferma la giusta intuizione che vede nel coworking una delle forme del futuro del lavoro, dall’altro determina la necessità di contestualizzare tali fenomeni tenendo conto delle differenze culturali, geografiche e morfologiche. Ben vengano modelli di business più avanzati e partnership con i proprietari degli immobili di cui c’è necessità anche in Italia. Oltre ai grandi centri urbani, il ragionamento va esteso alle piccole e medie realtà del tessuto economico produttivo del nostro paese, riformulandolo sulla base di ecosistemi interconnessi. I big player e le istituzioni dovrebbero aver capito una cosa sull’Italia: valorizzare la relazione con le community esistenti sulla base di progetti che vivifichino il patrimonio immobiliare commerciale, ex-industriale ed ex-agricolo, inutilizzato, sarebbe un volano per la crescita di tutti. L’innovazione e il lavoro passano anche da le nuove geometrie dell’economia locale che non possono più essere ignorate!

Articolo uscito nel Settembre 2016 sulla rivista Che Futuro!
Qua l’archivio web di Che Futuro!

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