Arte, modelli di business e coworking

Una prima tematizzazione di alcuni fenomeni emergenti.

Qualche tempo fa lessi un articolo sul business model formalizzato per l’arte sul sito di Lol Marketing dove si sottolineava come il “sistema arte” ormai non sia più basato sul ruolo dei critici, ma bensì tenda a costruire il consenso di un artista attraverso un sistema di forze finanziarie e mediatiche. Uffici stampa, vernissage, esposizioni e articoli sui giornali, un sistema che in definitiva non si basa più sul potere dei critici. Il modello classico del XVIII secolo viene schematizzato in questo modo:

artista > opera > critici > giudizio > somma dei giudizi > valore all’opera. Il Key Partner quindi definisce la Value Proposition che a sua volta definisce il prezzo, ovvero:

Key Partner: i critici
Key resource: artista
Key activities: creare l’opera
Value Proposition: valore dell’opera
Customer segments: acquirente d’arte
Revenue Streams: il costo dell’opera

Avviene un cambiamento rilevante con il ruolo della customer relationship intrattenuta con il target dei giornalisti, che diventa di fatto un partner e anche un channel che va ad incrementare la value proposition. In conclusione, Channel, key partner, customer segment producono la value proposition.

Un interessante punto di partenza per cominciare ad aggiungere altri tasselli, da un’altra prospettiva. Vi sono spinte diverse all’ innovazione dei modelli  in questo ambito.  Da un lato con l’innovazione digitale e dall’altro con forme di innovazione sociale che sempre più spesso si manifestano anche in Italia.

Nel mondo digitale ognuno è un brand

Il mondo dell’arte, le gallerie i luoghi per eccellenza per le arti (in particolare per quelle figurative e visive), utilizzano strumenti quali il crowdfunding, il digital retail e l’online marketing. Vincenzo Della Corte, fondatore della galleria Vin Vin a Vienna, sostiene in una intervista a economy up,  che: “se guardiamo più in generale ai “consumatori” di arte – coloro che si recano alle mostre, nei musei o visitano città d’arte – il loro comportamento è già cambiato grazie alle app, all’ecommerce, al marketing online e grazie al digitale”.

Qundi è cambiato il modo in cui viene fruita l’arte e prosegue dicendo: “Oggi anche i collezionisti e gli addetti ai lavori inizialmente più refrattari, dopo un breve approccio ai social network – i più efficaci sono senza dubbio Instagram e Facebook – cominciano ad usare in modo assiduo proprio gli strumenti online per rafforzare il proprio personal brand e instaurare un dialogo continuativo e diretto con la propria community di artisti e collezionisti”. Un artista è un brand che riesce a interagire e anche a sostituirsi, al ruolo dei media classici per come li abbiamo definiti precedentemente.

Sempre più artisti e galleristi come Della Corte, disintermediano le relazioni, costruendo un contatto diretto con i fruitori della propria attività, anche grazie alla fioritura di opere digitali o dei tour virtuali di gallerie e musei come quello degli Uffizi. Strumenti che permettono una relazione continua tra artisti e appassionati. Questo non significa che il sistema mediatico non mantenga un ruolo, ma deve fare i conti con la dimensione digitale e con le capacità autonoma degli artisti e degli operatori del settore, nel cimentarsi con questi mezzi.

Per fare un esempio più vicino alla mia esperienza personale, un’artista digitale come Andrea Pomini in arte Pomo_FI, usa delle tecniche miste, tra pittura, grafica e arte digitale.

(Foto mostra a Multiverso) K.W.P. Tecnica mista su orologio ikea

Nell’ultimo lavoro, le sue opere fuoriescono dai luoghi canonici “attivandosi” in rete attraverso la fruizione delle persone.

Un esempio di come le dinamiche collaborative si inneschino e producano una co-creazione di valore dell’opera tra artista e fruitore della stessa, veicolando in questo caso, un messaggio nel quale forma e contenuto sono un tutt’uno.

I luoghi fisici, come le gallerie, continuano ad avere un ruolo centrale per la fruizione delle opere, per la relazione diretta con gli artisti e la costruzione di un clima di fiducia tra le persone. Spazio fisico e digitale si sostengono a vicenda, la dove sono integrati nel modello di business. come nel caso della galleria di Vin Vin.

Coworking di artisti. Un fenomeno emergente

Cerchiamo di complessificare il quadro. In questo ultimo anno e mezzo stanno avvenendo fenomeni di connessione tra artisti emergenti (e non solo) che trovano nel coworking  la forma in cui incanalare e dare vita ai propri progetti con altri artisti, per dare spazio alle proprie opere, in laboratori e luoghi espositivi comuni. D’altra parte la vocazione multidisciplinare dei coworking ha gia dato vita a realtà legate al design, alla cooperazione e a forme di aggregazione legate all’artigianato e alle produzioni Made in Italy.

Dal mio osservatorio ho visto nascere luoghi come Cura Art lab a Firenze con i quali ho lavorato (di cui ho già parlato) o come lo spazio Voxel nato da poco a Bologna, che ho conosciuto con questo articolo, in cui digitale, arte e sharing economy si uniscono in un connubio sulla carta virtuoso.

Vediamo all’opera una spinta degli artisti alla condivisione, per esprimersi, confrontarsi, ibridarsi con altre professioni creative, crescere e far conoscere le proprie attività.

E’ quello che noto nelle esperienze che sto incrociando, ultima in ordine di tempo quella di FACTO uno spazio in gestazione,  tra pubblico e privato, nel Comune di Montelupo Fiorentino, che sarà gestito da un team di ragazze. Artiste e professioniste creative con le quali stiamo lavorando al business model canvas per la realizzazione del progetto. Con un approccio ibrido che tiene assieme elementi profit con elementi no-profit. Siamo appena all’inizio e quindi non mi spingo oltre, lo spazio aprirà ufficialmente tra qualche mese,

In questa come in altre esperienze se guardiamo al modello di business dell’arte nella forma condivisa del coworking, troviamo molti elementi di novità. Con la moltiplicazione delle key resource e delle key activities, si aggiungono in ordine, gli spazi (laboratori, residenze artistiche, sale espositive comuni) e attività come la formazione e le mostre tematiche. Oltre a risorse finanziare reperibili con strumenti come il crowdfunding.

Un elemento importante riguarda i partner, ovvero il rapporto tra la community nascente e il territorio, che può produrre innovazioni sociali, con momenti formativi aperti, progetti comuni e di riqualificazione urbana (FACTO è  anche un progetto di riqualificazione di alcuni edifici), richiamando potenzialmente appassionati e amanti dell’arte da altri luoghi. Infine cambia la customer relationship, ovvero la relazione col cliente che assume la forma della ricerca del coinvolgimento e del supporto dei beneficiari, una co-produzione di valore tra artisti e fruitori che anche in termini di chanel e visibilità ha potenzialità enormi.

Queste dinamiche appena accennate, in Italia stanno fiorendo in molti settori della sharing economy, così prendono corpo coworking di artisti con nuovi modelli ibridi di collaborazione e siamo appena all’inizio!

To be continued……….

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.